Trekking sul Kilimangiaro: Lemosho Route

Ho sempre sognato di fare un trekking “vero”, di quelli che si ricordano per tutta la vita. Per intenderci, non sono un completo novizio dell’escursionismo: ho scalato qualche montagna in Italia, ho fatto quattro stupendi giorni nell’altopiano brasiliano della Chapada Diamantina, ho attraversato la giungla cambogiana, ho esplorato i sentieri di Santo Antao, l’isola più montagnosa di Capo Verde. Insomma, camminare non è mai stato un problema.

Ma questa volta cercavo una sfida più memorabile.

Ho pensato al Nepal, ma mi risultava più complicato logisticamente. Trovandomi momentaneamente in Africa, ho iniziato a informarmi su come arrivare in Tanzania e organizzare un bel trekking sul Kilimangiaro.

La scelta è ricaduta su questo vulcano inattivo per svariati motivi:

  • è la montagna più alta d’Africa;
  • la cima (Uhuru Peak) è a quasi 6000 metri di altitudine;
  • è la più alta montagna singola al mondo;
  • si tratta per tutto il tragitto di una salita non tecnica.

In più sin da bambino ho subito il fascino di questo monte dal nome tanto orecchiabile e situato nel continente meno esplorato del globo. Inoltre ero rimasto un po’ seccato di non aver potuto scalare il Margherita Peak del Monte Rwenzori, terza vetta più alta d’Africa e, se vuoi fare un viaggio in Uganda, meta perfetta per fare trekking (Kilimangiaro al primo posto, seguito dal Mt. Kenya sul secondo gradino del podio).

Puoi leggere il mio articolo con tutti i consigli su come organizzare la tua scalata del Kilimangiaro. Qui voglio invece raccontarti la mia esperienza, giorno per giorno, lungo la Lemosho Route fino all’Uhuru Peak.

Ti consiglio di dedicare qualche minuto a questa lettura, troverai spunti e consigli che ti aiuteranno a preparare al meglio il tuo viaggio sul Kilimangiaro.

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Perché ho scelto la Lemosho Route?

Ci sono ben sette vie per scalare il Kilimangiaro, tutte con le loro peculiarità. Ho scelto la Lemosho Route perché è una delle più sceniche: se sei un amante della fotografia, preparati ad albe e tramonti spettacolari, quindi non dimenticare un leggero treppiede da portare con te. Inoltre affronterai paesaggi molto vari: foresta equatoriale, brughiera, semi-deserto, deserto alpino, ghiacciaio.

Questa via ha una delle più alte percentuale di successo, dal momento che l’acclimatazione è ottima (più avanti scoprirai come questa cosa sia molto importante!). Tra l’85% e il 90% degli escursionisti che affrontano la Lemosho Route arriva in cima. E di certo non vorrai tornare indietro prima di aver raggiunto Uhuru Peak!

Caratteristiche della Lemosho Route sul Kilimangiaro

Come puoi vedere la difficoltà della Lemosho Route non è eccessiva, dipende anche da quanti giorni dura la scalata. E last but not least, non è tra le più popolari, il che rende i campi meno affollati, soprattutto i primi giorni.

Quale compagnia ho scelto?

Non si può fare l’ascesa al Kilimangiaro senza un tour operator con delle guide qualificate. Dopo molta ricerca, mi sono affidato a Follow Alice, una startup dei viaggi che propone viaggi avventurosi in mete un po’ di nicchia.

Ne sono rimasto entusiasta e non posso che consigliartela. Vedrai nel racconto quanti piccoli dettagli abbiano poi fatto la differenza tra arrivare in cima o desistere.

Se vuoi chiedere un preventivo per la scalata del Kilimangiaro a Follow Alice, fallo attraverso questo link, otterrai 100$ di sconto, che non fanno mai male!

Trekking sul Kilimangiaro: giorno per giorno

Ti racconterò ora il mio viaggio sul Kilimangiaro giorno per giorno, così che potrai capire esattamente cosa aspettarti durante la tua escursione su questa bellissima montagna.

Ho messo i tempi di percorrenza del mio gruppo, formato da poche persone, piuttosto giovani e discretamente allenate. Per una media più conservativa puoi considerare un 20% in più, che è anche quello segnato sui cartelli lungo il percorso.

Giorno 0 – Arrivo

Ci sono diverse compagnie che volano all’aeroporto internazionale di Kilimangiaro (JRO). La cittadina di Moshi da cui partono la maggior parte dei trekking sul Kilimangiaro è a solo mezz’ora di auto.

Se la tua compagnia non ti prenota una notte in hotel, ti consiglio di stare al Pink Flamingo, un bellissimo hotel gestito da due simpatici italiani esperti conoscitori di Moshi e della Tanzania. Un buon piatto di pasta fatto come si deve ti aiuterà a immagazzinare energie per l’ascesa al Kilimangiaro.

E perché no, se ti sei ricordato di portare anche un costume potrai fare un bagno con vista sulla cima del cratere.

Prima di cena arrivano le guide a farti un briefing di circa un’ora. È l’occasione per conoscersi, ma anche per capire meglio cosa ti aspetta e per verificare che tu abbia tutto il materiale necessario per la scalata fino ai 5895m dell’Uhuru Peak. In caso ti mancasse qualcosa potrai noleggiarlo tramite le guide.

Preparati al meglio con questa lista di tutto quello che devi portare per la scalata del Kilimangiaro

Trattieni l’eccitazione e vai a letto presto, durante la prossima settimana la sveglia sarà spesso prima dell’alba.

le vie per scalare il kilimangiaro
Il Kilimangiaro visto da lontano

Giorno 1 – Lemosho Gate (2300m) a Big Tree Camp (2800m)

Elevazione: 600m
Distanza: 6km
Tempo: 2h30m
Ambiente: foresta equatoriale

Dopo l’abbondante colazione si parte da Moshi verso le 09h00. Guide e porter arrivano con un minivan già pieno del materiale necessario per l’escursione. Ci si ferma giusto per comprare alcuni snack e, per la squadra di accompagnatori, acquistare il cibo fresco necessario sul Kilimangiaro. Io ne ho approfittato per un’ultima Tangawizi, bevanda allo zenzero dell’est dell’Africa.

Dopo un lungo percorso di tre ore verso che ti porta al punto più occidentale del Kilimangiaro, si arriva verso le 12h00 al Longorossi Gate, che non è il punto di partenza, ma dove potrai avere un pranzo al sacco mentre le autorità del parco pesano i bagagli dei porter. Infatti da regolamento non possono portare più di 30kg a testa (inclusi i loro effetti personali) e le guardie sono molto attente alla loro salute. Per questo, non portare troppa roba e lascia quello che non è necessario all’hotel di Moshi: evita quelle tre magliette in più, tanto puzzerai anche tu come tutti quelli che hanno fatto questa esperienza!

Dopo un altro breve tratto di strada tra pini, cipressi e piccole coltivazioni assediate dalle scimmie, si arriva al Lemosho Gate, dove si inizia finalmente l’ascesa vera e propria. Gli alberi vengono piantati per conservare l’ambiente naturale, ma nei primi sette anni di vita, quando sono ancora piccoli e non fanno ombra, gli abitanti dei villaggi vicini coltivano patate e altre culture per sfruttare il terreno.

porter kilimangiaro lemosho route
Ultimo controllo del peso dei bagagli al Lemosho Gate e si parte

Per oggi si tratta di fare solamente tra le due e le tre ore di cammino in mezzo alla foresta, girando la testa a ogni rumore per scovare delle scimmie che saltano tra i rami degli alberi.

Non ti accorgerai nemmeno di arrivare al campo, finché non vedrai un cartello che lo annuncia e allora scorgerai alcuni porter che stanno già montando il campo. In venti minuti monteranno la tua tenda e quella degli altri avventurieri, quella delle guide, quella utilizzata per mangiare e per i briefing e, infine, la cucina/dormitorio per loro.

Ma non è tutto, perché a un certo punto ne vedrai sbucare un’altra molto più piccolina. Si tratta di quella per il bagno, un vero WC da campeggio portato da un porter e preparato e pulito per te ogni sera. Dopo aver visto le latrine di alcuni campi ti consiglio vivamente di affidarti a una compagnia come Follow Alice che ti fornisce il bagno privato!

Scopri quanto costa la scalata del Kilimangiaro

Una volta montata la tenda e preparato materassino e sacco a pelo, potrai finalmente darti una sciacquata grazie alla bacinella di acqua calda che ti verrà portata fuori dalla tenda. Il mio consiglio, soprattutto per i giorni successivi, è di lavare e tenere ben puliti i piedi, saranno la tua risorsa più importante nei prossimi settanta chilometri sui pendii del Kilimangiaro.

Dopo il “washy-washy” è il momento di un tè, dei pop-corn e il briefing con le guide nella tenda-mensa. Questa sarà una routine che ti accompagnerà per tutto il tuo trekking. Così come la cena, sempre formata da una zuppa fatta con le verdure fresche e un piatto principale, seguito da un po’ di frutta. Il piatto principale è formato da riso, patate o pasta, con di fianco una salsa da aggiungere a tuo piacimento. Un servizio davvero ottimo e inaspettato!

Consiglio del giorno: portati un dry-bag, ti servirà per tenere i tuoi oggetti di valore asciutti, ma anche per portarteli dietro senza lasciarli in tenda. Lascia i documenti a Moshi e porta solo una copia del passaporto con te sulla montagna.

Il Big Tree Camp è sotto i 3000m, ma la sera farà già fresco e dovrai iniziare a usare almeno il tuo pile e probabilmente il cappello di lana.

Anche se non sarai troppo stanco, preparati ad andare a dormire presto, dal momento che la prima notte sul materassino non sarà comodissima e perché il giorno dopo ti sveglierai prima delle cinque per preparare il tuo bagaglio, fare colazione e affrontare la prima lunga giornata della Lemosho Route.

big tree camp kilimangiaro
Una blue monkey in cerca di cibo al primo campo della Lemosho Route

Giorno 2 – Big Tree Camp (2800m) a Shira 2 Camp (3900m)

Elevazione: 1100m (1400m ascesa e 300m discesa)
Distanza: 18km
Tempo: 8h30m
Ambiente: brughiera

Dopo una colaziona a base di porridge, altra costante per tutto il viaggio, toast e uova, ci si mette in cammino verso le 06h00 quando inizia ad albeggiare. I porter finiranno di smontare il campo e ti sorpasseranno agilmente lungo il sentiero che oggi porta a Shira 2 Camp.

Se decidi di fare la Lemosho Route in otto giorni, dividerai questa camminata in due giorni e ti fermerai a metà strada, allo Shira 1 Camp (3500m).

La giornata inizia presto a salire sulla cresta nota come “Elephant back”, prima vera fatica del Kilimangiaro, affrontata con molta facilità dai porter. Una volta scollinato si entra nello Shira Plateau, un brullo altopiano incastrato tra alcune basse vette, tutto molto scenico. Preparati alla polvere, onnipresente nei prossimi giorni.

Consiglio: delle ghette potrebbero aiutarti a tenere i piedi puliti (e asciutti se dovesse piovere)

trekking sul kilimangiaro
Riposo a metà dell’Elephant Back

Durante questa giornata ho dovuto vestirmi e spogliarmi molto spesso a causa delle nuvole che passavano piuttosto velocemente. In poco tempo passavo dal camminare in maglietta all’indossare felpa leggera e pile. Sul Kilimangiaro è fondamentale vestirsi a strati!

La sorpresa del giorno l’arrivo dei porter personali a qualche centinaia di metri dal campo per aiutarti nell’ultimo tratto. Infatti ogni escursionista avrà un porter incaricato di trasportare i suoi effetti personali da un campo all’altro. Sarà il tuo angelo custode per tutto il viaggio!

A proposito di porter, è interessante l’organizzazione e i ruoli molto rigorosi che hanno. Nonostante la solidarietà sia ovviamente presente e si aiutino tra di loro in caso di difficoltà, ognuno ha il proprio ruolo: guide, addetto al montaggio delle tende, cuoco, “cameriere” per la cena e l’acqua per lavarsi, colui che si occupa del bagno.

Allo Shira 2 Camp ho iniziato ad avere problemi per il mal di montagna. Niente di speciale, ma un leggero mal di testa costante: ancora non sapevo che mi avrebbe accompagnato per qualche altro giorno! Durante il briefing pomeridiano le guide controlleranno il tuo stato di salute, incluso il battito cardiaco e l’ossigenazione. Con la salute non si scherza, specialmente in montagna, quindi un altro motivo per scegliere un tour professionale come quello di Follow Alice.

Se sarai più fortunato di me la sera le nuvole lasceranno spazio al “più bel tramonto del Kilimangiaro”. La temperatura la sera scenderà abbastanza da costringerti a mettere anche la giacca pesante per la cena, abitudine che non smetterai fino all’ultimo campo.

In cambio del tramonto ho intravisto una gazzella che la notte si avventurava intorno alle nostre tende. Meno scenico, certo, ma molto emozionante!

kilimangiaro scalata
Shira 2 camp

Giorno 3 – Shira 2 Camp (3850m) a Barranco Camp (3950m)

Elevazione: 100m (800m di salita e 700m di discesa)
Distanza: 10km
Tempo: 7h
Ambiente: semi-deserto

Oggi si inizia con la strategia del “climb high, sleep low”: significa che durante il giorno salirai sempre più in quota per poi tornare a dormire più in basso. È fatto apposta per aiutare il tuo corpo ad acclimatarsi all’altitudine.

Il punto più alto del giorno è la Lava Tower, una bella formazione rocciosa a 4600m di altezza, quindi 700m in più di Shira 2 Camp. Poco prima di arrivarci ci si unisce alla Machame Route, una delle più popolari, quindi si inizieranno a incontrare altri gruppi.

Per me è stata la giornata più difficile. Non avendo preso niente per il mal di montagna, la salita verso la Lava Tower è stata veramente complicata a causa di un forte mal di testa che si faceva sentire a ogni passo. Senza l’aiuto di guide e compagni di viaggio avrei sicuramente abbandonato.

Mentre i porter usano una scorciatoia che non li costringe a salire così in alto, tu avrai tempo di gustare un pranzo al sacco all’ombra della Lava Tower, prima di iniziare la discesa verso il Barranco Camp. Ti troverai su un sentiero caratterizzato da una strana ma bellissima pianta locale chiamata “senecio gigante”. Purtroppo questo versante della valle è spesso coperto dalle nubi, quindi preparati a poca visibilità e molta umidità anche se non dovesse piovere.

Questo è anche il primo giorno in cui inizi a vedere la meta del tuo viaggio, l’Uhuru Peak che da qui in poi ti sovrasterà silenzioso e maestoso.

Purtroppo la cima del Kilimangiaro è sempre meno ricoperta di ghiacciai a causa del cambiamento climatico, nonostante alcuni scienziati sostengano che le nevi perenni della montagna più alta d’Africa non siano ancora destinati a sparire.

scalata kilimangiaro
Lo Shira Plateau poco dopo la partenza verso la Lava Tower

Giorno 4 – Barranco Camp (3950m) a Karanga Camp (4050m)

Elevazione: 100m (500m di ascesa e 400m di discesa)
Distanza: 5km
Tempo: 3h30m
Ambiente: deserto alpino

Il quarto e il quinto sono dei giorni di “riposo”, dove ci si concentra sull’acclimatazione e si conservano energie per l’ultimo sforzo verso la vetta.

Appena uscito dalla tenda ho avuto una vista spettacolare sull’Uhuru Peak e sul Barranco Wall, un autentico muro di roccia che dovrai scalare per circa un’ora fino alla sua cima. La parola “barranco” in spagnolo significa burrone e non si fa fatica a capire il motivo di un tale nome per il sentiero.

escursione sul kilimangiaro
Sulla destra il Barranco Wall, sovrastato dalla vetta del Kilimangiaro: un porter osserva il paesaggio in solitudine

Preparati a usare molto le mani, dovrai letteralmente arrampicarti in alcuni punti. E sarai genuinamente meravigliato dalla capacità dei porter di salire per la stessa strada, ma con più di 20kg sulle spalle e la testa e spesso solo una mano libera.

La fatica del Barranco Wall sarà ricompensata da una vista favolosa in cima, che spazia per chilometri in quasi ogni direzione, incluso il Mt. Meru. Da lì manca solo una semplice discesa fino al Karanga Camp, dove ti aspetta un pranzo caldo e un pomeriggio di relax. Se hai la sfortuna di trovare della pioggia come è capitato a me, è l’occasione buona per rimanere in tenda a riposare o leggere.

Il mal di testa era quasi sparito una volta al campo, ma la sera le guide mi hanno fatto prendere il Diamox, la medicina contro il mal di montagna. Fa effetto in circa 16 ore, quindi in tempo per la summit night. Se dovessi prenderla, non ti spaventare dei suoi effetti secondari come una diarrea improvvisa, passerà dopo qualche scarica (altro motivo per avere il bagno chimico, te l’assicuro!).

un porter sulla salita del kilimangiaro
Un porter si arrampica senza problemi sul Barranco Wall

Giorno 5 – Karanga Camp (4050m) a Barafu Camp (4600m)

Elevazione: 550m (650m di ascesa e 100m di discesa)
Distanza: 4km
Tempo: 3h
Ambiente: deserto alpino

Corta tappa di avvicinamento alla vetta, l’eccitazione qui inizia ad aumentare. La strada è quasi completamente in salita su dei ghiaioni che ti accompagneranno fino in cima.

Partenza alle 08h00, arrivo per un pranzo anticipato e pomeriggio di riposo. Dovrai cercare di dormire, ma tra le emozioni e l’altitudine, che qui inizia a farsi sentire, difficilmente riposerai a sufficienza per l’ultimo sforzo del tuo viaggio verso la cima del Kilimangiaro.

Inutile dire che il Barafu Camp è il più trafficato, dal momento che è il punto di accesso per tutte le vie che affrontano il cratere da sud, ovvero la maggior parte. Qui niente “washy-washy”, non c’è acqua e quella poca trasportata dai porter è usata per bere e cucinare.

Verso le 16h00 ti alzerai per cena e poi tornerai a provare a dormire, aspettando le 23h00 per svegliarti e iniziare l’arrampicata finale verso Uhuru Peak.

tramonto sul kilimangiaro da barafu camp
Tramonto dal Barafu Camp

Giorno 6 – Barafu Camp (4600m) a Uhuru Peak (5895m)

Elevazione: 1300m
Distanza: 5km
Tempo: 7h
Ambiente: deserto alpino e ghiacciaio

Colazione con porridge e pop-corn e a mezzanotte si è in marcia. Un tratto di sassi e poi l’ennesimo infinito ghiaione fino al cratere. Si cammina piano piano, guardando i piedi di quello davanti che salgono di poco e spesso riscivolano in giù. Se alzi gli occhi vedi il cielo stellato e una lunga fila di torce frontali dei gruppi che ti precedono.

Solo le guide ti accompagnano durante quest’ultimo sforzo, il resto del gruppo rimane a Barafu Camp, silenziosamente tifando per te.

Questo è il momento di tirare fuori tutta la convinzione in te stesso che riesci a trovare. Fa freddo e i quattro strati di materiale termico sulle gambe e sul corpo non riusciranno a mantenere il tuo corpo caldo, anche a causa del vento tagliente.

L’altitudine e la mancanza di ossigeno ti fanno tornare il mal di testa, ma anche nausea e senso di svenimento. Devi bere tanto per combattere questi sintomi, ma il tubo della camel bag si è ghiacciato e in più non hai voglia di fermarti a fare pipì per il freddo.

Le soste sono brevi, giusto per mangiare uno snack nonostante la nausea. Dopo cinque minuti i piedi iniziano a gelare, così come le mani e sei costretto a ripartire per rimanere caldo.

Continui a scrutare verso est, alla tua destra, nella speranza di vedere la luce dell’alba. Questo significherebbe che sei quasi arrivato alla fine di questo sentiero tutto uguale. Ma il sole ti sembra in ritardo quest’oggi!

Invece a un certo punto vedi un bagliore arancione e ti rendi conto che sei quasi arrivato a Stella Point, il punto dove raggiungi il cratere. Da qui ti mancano solo 45 minuti per fare l’ultimo chilometro in leggera salita, camminando tra pietre e ghiaccio, fino al fatidico cartello dell’Uhuru Peak: in questo momento sei la persona più in alto di tutta l’Africa, a 5895m!

Consiglio: porta TUTTO quello che ti consiglio di portare in questa guida, ne avrai bisogno per proteggerti dal freddo!

vetta kilimangiaro trekking
Uno dei ghiacciai in cima al Kilimangiaro: ogni tanto dovrai attraversarli per arrivare a Uhuru Peak

Giorno 6 bis – Uhuru Peak (5895m) a Mweka Camp (3100m)

Elevazione: -2800m
Distanza: 12km
Tempo: 7h (più pausa pranzo e riposo)
Ambiente: deserto alpino, brughiera e foresta equatoriale

Sfortunatamente non puoi fermarti troppo tempo ad ammirare i ghiacciai e il magnifico panorama della vetta: con un’aria così rarefatta (50% di ossigeno rispetto al normale) il tuo corpo rischia di avere seri problemi.

Si torna allora a Barafu Camp, scivolando lungo questo interminabile ghiaione, con ancora tutti i sintomi dell’altitudine, ma riscaldato dal sole ormai caldo. La tua pelle e le labbra soffriranno il sole, il vento e la polvere di questa giornata, quindi cerca di proteggere al meglio il tuo viso.

Il sollievo è vedere il tuo porter arrivare per aiutarti nell’ultimo tratto di strada. E una volta al campo, avrai la possibilità di riposare e di un bel pasto caldo. Contrariamente al giorno prima, questa volta sono sicuro che riuscirai a dormire un po’ anche se ti trovi a 4600 metri di altitudine!

Dopo pranzo è ora di preparare i bagagli e affrontare altre tre ore di discesa verso Mweka Camp, sulla via più diretta che è usata come via d’uscita. Il paesaggio ritorna a essere di brughiera e verso la fine anche foresta. Il sentiero è tutto su sassi e le ginocchia sanno in sovraccarico. Se hai dei problemi, una buona ginocchiera potrebbe tornarti utile.

Al nuovo campo l’umore è decisamente migliore, con i malanni dell’altitudine che lasciano il posto alla stanchezza. Ma c’è ancora una cosa da fare: la cerimonia della mancia. I porter e le guide dipendono fortemente dalle mance extra lasciate dagli escursionisti, quindi si raccomanda sempre di lasciare un 10% extra del costo del trekking come mancia. La guida chiederà a te e ai tuoi compagni di viaggio di lasciare l’ammontare che volete, che sarà contato e diviso tra tutto il team. Una volta accettata la divisione, è giunto il momento di qualche breve discorso di ringraziamento, di annunciare l’ammontare per ciascuna persona, poi canti e balli.

Finito quest’ultimo “sforzo” è giunto proprio il momento di un buon sonno ristoratore.

viaggio sul kilimangiaro summit night
La discesa da Stella Point: poche ore prima l’hai fatta in salita senza rendertene conto!

Giorno 7 – Mweka Camp (3100m) a Mweka Gate (1650m)

Elevazione: -1450m
Distanza: 10km
Tempo: 3h
Ambiente: deserto alpino e brughiera

Ultimo giorno con sveglia all’alba per tornare presto a Moshi e lasciare liberi guide e porter. Dopo la solita colazione ti aspettano tre ore di semplice camminata in discesa in mezzo alla foresta: il clima è ormai rilassato e si ritorna con i compagni di viaggio ai ricordi più belli di questa incredibile esperienza che è la scalata del Kilimangiaro.

Arrivati al Mweka Gate si restituisce tutto il materiale preso in affitto o prestato dalla compagnia e si va in auto per 15 minuti fino a un centro artistico dove la comunità locale crea quadri e altri (cari) souvenir per i turisti che arrivano dal trekking. Il tempo di mangiare qualcosa, magari con una meritatissima birra Kilimanjaro e si riparte in auto verso Moshi, che dista solo mezz’ora. Qui giunge il momento triste di salutare tutta la squadra che per una settimana ha lavorato duramente per permetterti di realizzare il tuo sogno di arrivare in vetta all’Africa.

L’arrivo in hotel è da campioni assoluti, ti sentirai come Grosso al ritorno in Italia dopo Germania ’06!

Da qui potrai continuare per un safari nei bellissimi parchi della Tanzania (io ho fatto quelli del nord: Serengeti, Ngorongoro e Tarangire), oppure optare per un po’ di meritatissimo riposo tra le spiagge bianche di Zanzibar.

Hai domande su questa magica esperienza? Non esitare a contattarmi lasciando un commento qua sotto, ti risponderò immediatamente!

Mario M.

Mario M.

Cooperante: ho vissuto e lavorato in crisi umanitarie per tanti anni e in molti contesti differenti. Scrittore: blog e altri racconti sono i miei passatempi durante le missioni. Viaggiatore: mi piace esplorare mete meno conosciute, ma questo lo puoi vedere già da questo blog.

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